L’ombra delle spie

L’OMBRA DELLE SPIE
(The Courier), di Dominic Cooke, 2020

di Tano Pirrone

Un onesto film di fine estate senza manco la gioia di una sala air conditioned o un’arena fresca delle anticipazioni settembrine. Dopo la faticaccia di ieri sera (seguire l’invasato Matt Demon in Green Zone (sempre su Sky, ma stavolta sull’ inganno planetario degli americani sulle armi di sterminio di massa irachene), un film più prolisso, necessariamente lento raccontandovisi una storia di spionaggio basata su fatti reali nel periodo in cui Krusciov batteva i calzari sugli scranni dell’Onu e mandava missili a Cuba per un servizio più celere ed efficace. Peccato che la perizia kennediana ed un’ottima e articolata iniziativa di spionaggio mandasse a gambe per aria Kruscev e tutti quelli (mica solo russi) che tifavano Atomic Bomb! Pura incoscienza – realtà romanzesca quanto volete – ma realtà di quegli anni in cui i nostri verdi vent’anni ribollivano come un crogiolo uranico.

Il film nonostante la buona volontà di tutti non è paragonabile a pietre miliari del genere spionistico, tipo: Il ponte delle spie di Steven Spielberg, 2015, oppure La spia che venne dal freddo di Martin Ritt, 1964 dall’omonimo romanzo di John le Carré. Eppure mi sembra di far cosa gradita al distratto lettore consigliarne la visione: regia, luci, sceneggiatura sono comunque a livelli ampiamente accettabili e ancor più le interpretazioni dei protagonisti: Benedict Cumberbatch, nei panni di Greville Wyne, rappresentante di commercio inglese e Mirabe Ninidze nei panni dell’alto ufficiale russo Oleg Penkovsky, il quale, di fronte all’aggressività russa e al pericolo di una guerra atomica, pone in secondo piano il suo amor patrio, dimostrato con una carriera eccellente costellata di medaglie conquistate sul campo, e, tramite l’inglese, fa pervenire in Occidente circa 5.000 informazioni, fra cui, per l’appunto, quelle concernenti la fornitura di missili con testata nucleare a Cuba.
Capelli cotonati, piccoli televisori, assenza dei Beatles ancora nel periodo tedesco e dei Rolling Stones, imberbi antibeatles, atmosfera stentata…
Comunque  meglio di un ripetitivo documentario rivisto all’infinito, decisamente è. Fidatevi.


L’ombra delle spie di Dominic Cooke, 2020; con Benedict Cumberbatch, Mirabe Ninidze, Rachel Brosnahan e Angus Wright. Su Sky

Informazioni su Tano Pirrone 94 Articoli
Sono siceliota, greco di Sicilia, figlio degli orgogliosi e valenti coloni che fondarono l’antichissima Hydra, che fu poi l’Ayn Sindi degli Arabi e, in ultimo, Francofonte, mio borgo natio. Ho frequentato il liceo classico. Negli anni ’70 ho vissuto due lustri a Palermo, dove ho lavorato svolgendo con passione attività sindacale nella FLM e intensa attività politica. Dal 1981 vivo con mia moglie Paola a Roma, dove, ora, mi prendo cura delle piante della mia terrazza; dei miei amici, che sono sempre meno e sempre più cari; vedo film e serie tv, vado al cinema e al teatro, seguo qualche mostra: leggo, studio; scrivo ogni tanto di cinema, di libri, di teatro, e di altre cose, segnatamente per me stesso. Pubblico pure su RedazioneCulturaNews, Ponzaracconta, Odeonblog, ed altri siti di cinema, di teatro e di poesia. Sono autore di due raccolte di poesie, Mye, 2022 e Poets Are Not Nice, 2025. Ho due figli, Francesco e Andrea, ed avevo un cane, Bam, che continua ad accompagnarmi dovunque io vada. Nell’ottobre del 2022 sono diventato nonno orgogliosissimo di Vittorio, figlio di Andrea e Sara, che, a quanto si dice in famiglia, finirà fra non molto di godere della condizione privilegiata di figlio unico. Sono faticosamente di sinistra, qualunque cosa ciò voglia oggi dire. Sono stato incendiario ed ora dovrei ragionevolmente essere pompiere… ma è tutto sinceramente complicato!

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